*

sulla passerella, che la sabbia
talvolta liscia lentamente,
l’uomo va incontro alla donna
un passo dondolante, aperte
le braccia lei viene dal mare
con ossi di seppia, d’inespugnate
spume stretta, ballando
un valzer di durevoli onde,
sognando di essere unica,
ah! Povera pazza. Lui irreale
e innamorato, non cerca altro,

l’intimità dice è una mano
che tesse il suo regno ragno

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Franca Alaimo su Nature Reversibili

Ringrazio Franca Alaimo per la splendida recensione, Silvia Rosa e la redazione di Poesia del Nostro Tempo per lo spazio concesso ai miei testi https://poesiadelnostrotempo.it/nature-reversibili-poesie-di-emilia-barbato/?fbclid=IwAR0o66oNDMAuBL-mIlgO7AW_28dJGGL717WYKLj6Y3Ib6W74yq5__cNZVNw

desechos a la deriva

La traduzione di una mia poesia presente nella raccolta Il rigo tra i rami del sambuco, Pietre Vive edizioni, dono molto gradito del Centro Cultural Tina Modotti che ringrazio.

Minutissimi relitti alla deriva,
le teste canute nel sonno
inclinate su un lato,
naufragano qualche parola.
Si distingue una litania,
resta sospesa nella sua imperfezione
eppure propaga il senso e il suono che tuona
nell’aria immobile della stanza.
– Gesù Giuseppe e Maria
vi dono il cuore e l’anima mia –

*

de Emilia Barbato(Italia)espa/ita

Menudísimos desechos a la deriva,
las cabezas canutas en el sueño
inclinadas a un lado,
naufragan algunas palabras.
Se distingue una letanía,
queda suspendida en su imperfección 
sin embargo propaga el sentido y el sonido que truena
en el aire inmóvil de la habitación
-Jesús José y María
les dono el corazón y mi alma-

Traduzione: cctm
Foto: Emilia Barbato 
https://cctm.website/

de Laboratori Poesia

*

di questo piccolo, vecchio orologio,
il quadrante tra indice e pollice,
mi ricorda l’altro – quello più grande-
nelle dita sfere celesti ruotano
il tempo, il suo viso magro,
una data in forma di morte
e un poco torna il polso,
la guazza verde degli occhi
e nelle mie mani lunghe
– millenovecentonovanta –
la tua dissolvente assenza,
l’ex voto a nostro padre amore.

*

Ho aperto gli occhi al mondo
in assetto di volo e dispiegate
strade sotto al corpo, ho aperto
gli occhi e lo splendore di piccole
vecchie nelle corolle dei fiori.
Ho trasvolato lunghi corridoi
come una rondine per il seme
di una migrazione e ho còlto
il frutto dal suo giorno, il futuro
nella partogenesi della notte:
amore, noi, di bocca in bocca.

pepe

L’arcipelago di luce sulla terra
è un occhio di bue filtrato
da pochi rami in alto, isola
culla un chicco e un giardino
di origine pietrosa in una bocca
di vento, suonano per noi
i fiati delle foglie e dei bambini,
un sottile miagolio di pianta
rupestre, penseresti di scorgere
un rotolacampo in queste nature
arse, di genesi industriale, dove
il deserto è un bosco verticale
invece scorgi un piccolo
di pesco in una latta, lo chiami
pepe come la sua isola in cui
soffia ribelle, sgrammaticato

sakura

guardava l’orlatura dorata dei petali
sugli alberi liberi di crescere, i colori
della sfioritura come un sapore troppo
maturo del frutto, nella memoria serbando
il corpo addomesticato di certi arbusti,
provando compassione per i piccoli arti,
uguali, secchi, costretti in un’esclamazione
di terrore, una o sulle bocche dei poveri
stami coltivati come quella delle creature
curate, un po’ come lei, le sue righe nere
sulle unghie e la giovane peluria bianca
sulla nuca: un pulcino implume !

*

foto Gianni Berengo Gardin

di estremità in estremità,
le rose in testa ai filari
respirano piano, col capo
chino come bambine
còlte nell’ora dei giochi.
Vestiti di velluto avvizziti
dalla peronospora, sul dorso
piccoli di ragno rossi.
Stato di salute, polso
d’anticipo sulla vigna, io
le guardo sfiorire facendo
risalire l’indice lungo
le rughe senza coprirmi
la nuca, senza una nera
mantiglia per la malattia,
febbrile taccio, guarda
luccico un sogno, foto
che trattiene quel poco
di indefinito, la felicità
della nostra casa tranquilla