*

il principio, la durata, l’insondabile
profondità della fine nella temperatura 
di un muscolo, la contrazione di un attimo,
se gli occhi si assopissero negli occhi 
e le mani districassero il tempo capaci,
se negli orecchi i colpi tuonassero
come armi da fuoco e le bocche fiatassero
all’unisono un unico odore saremmo
complici, semplici animali poliedrici 
delle nuvole voluti dalle mani
di un giovane operaio che fabbrica
sogni nella sua officina delle grazie

​Chiaramonte Gulfi 29.07.17

sono l’infinitesimo di un pomeriggio,
la calma fluida dove si mischiano 
le note di una tromba e i versi di una cornacchia, 
la trasparenza della pupilla 
che raccoglie un cielo chiaro 
e la curva della corteccia, 
l’armonia del canto di una cicala 
è questo scritto che aspetta 
una poesia dove nulla accade
se non una penombra fresca 
nella stanza e una certa 
inguaribile immobilità

*

al centro del vuoto lo sguardo
liquido di un gatto, dalla sua devozione
alla mia compassione il tremore 
dissenziente di uno sconosciuto,
toccare con mano l’inerzia di un sasso,
la misericordia della pietra liscia
morsa dal verde di un’alga,
l’ironia di Dio in una molecola di ossigeno

appunto

nei luoghi dove qualcosa se ne va
il giorno s’indebolisce e l’orizzonte
tra la banchina e il faro sbiadisce
in una polaroid, mi piace 
il canto dei passeri e il motore
di una lucia che apre le acque
da molto lontano,
l’insegna luminosa di un circo
che strilla biglietti nella notte e l’idea
di una tenda rossa che mi inghiotte,
da sempre il microcosmo del caffè 
m’ipnotizza, 
pulso come la retta del tempo,
nello spazio formo un’ellisse,
un piccolo uovo, dentro di me
brillano mute le stelle
 

*

mi fanno male i tendini,
mi duole la mano, il braccio,
l’indifferenza che chiamano amore-
tengo la contabilità della morte, conto
tutte le volte che mi attraversano 
come un fantasma- si svende la terra
e ogni cosa, abbracci, baci, 
cultura, amici, si svuota
proprio tutto, si scava 
la polpa e il frutto,
mi ritiro nell’ora in cui
la gemma è un fulmine

Kate 2

Kate tessi e disfai anche tu una tela?
non hai granché ma tendi a ghermire
ugualmente il niente, lo spettro di un nome,
un momento, il silenzio che seguita
dopo Simone, uuush! … è sparito! Scivolato via
senza una spiegazione, cos’è Kate che ti rende
sola? che assurdità! sai tutto di Leonardo
e niente di quattro diapositive domestiche?
Tua madre, solo un volto del tuo volto
e l’amore una mano che muove cerchi
verso un castello sulla strada,
quale Kate? quello che non vuoi raggiungere?

Kate

fragile, fragile, fragile un sacco,
un bicchiere soffiato, un fagotto,

“Kate ha un bastone levigato”

non un gabbiano né un gatto.

Un brandello di carta infuocata
o una sagoma alla finestra?
Mai la precisione di una biografia,
l’insostenibilità di vivere ora, si sbaglia
la lingua, si riscrive la storia,
l’umanità come alla fine del mondo ha un’ora
precisa negli occhi, una fitta,
la fiamma che morde la miccia.

*

la vita scorre leggera come la fine dei vandalismi,
spesso tutto rimane abbozzato,
un principio di colore diluito nell’acqua,
una bocca animata dalle setole del pennello,
o se vuoi, dalla mano di lui che scrive l’amore
di Dan con il corpo essiccato di una coccinella
rosso carminio
Ogni personaggio ha una vita inesplorata,
una quieta solitudine che si confonde nei paesaggi
del midwest, dopotutto ogni ora del giorno
prova a stendere una luce qualsiasi sulle zone inaccessibili,
sui cancelli di quei giardini che pure in un clamore pubblico
restano segreti e intradotti, così ti scrivo
in queste prime ore del giorno il supremo grado di raffinatezza
della spontaneità e dell’artificio, sussurro,
dalla quintessenza di ogni seduzione, la rinuncia