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la vita scorre leggera come la fine dei vandalismi,
spesso tutto rimane abbozzato,
un principio di colore diluito nell’acqua,
una bocca animata dalle setole del pennello,
o se vuoi, dalla mano di lui che scrive l’amore
di Dan con il corpo essiccato di una coccinella
rosso carminio
Ogni personaggio ha una vita inesplorata,
una quieta solitudine che si confonde nei paesaggi
del midwest, dopotutto ogni ora del giorno
prova a stendere una luce qualsiasi sulle zone inaccessibili,
sui cancelli di quei giardini che pure in un clamore pubblico
restano segreti e intradotti, così ti scrivo
in queste prime ore del giorno il supremo grado di raffinatezza
della spontaneità e dell’artificio, sussurro,
dalla quintessenza di ogni seduzione, la rinuncia

*

il parco ha balsami e inganni,
piccoli uccelli mi osservano dai rami,
i chiaroscuri scrivono sulla ghiaia residui
di speranza, particelle, voci
che mi trovano da lontano
(non molto fa) un passo insicuro
-uno deciso avanti
due tornanti indietro-
e mentre le forme snelle delle bestie
corrono, le due bambine affettuose
infilano la testa sotto un braccio,
svanisco nell’intimità del gesto,
nel naso umido che impara la brossura,
eppure c’è qualcosa che voglio, una ghianda,
un po’ di tenerezza che improvvisi un rapimento,
guardarti prossimo a una stagione esatta

*

bisognerebbe inginocchiarsi davanti
al fiume che balena opalescenze
e pregare un sole misantropo perché
sciolga nella pioggia le sue acerrime convinzioni,
la salamandra oscilla una coda corta
e rugosa, ti fissa da occhi vuoti
con il volto levigato di Dio, il vento
canta portando odori di muschio e granito.

*

come durano poco gli anemoni,
creature a servizio di flora
con occhietti svelati appena
da lunghe ciglia e una testolina
agitata dal vento, mietono attenzioni
carichi di turbamento 
ma alla prima corrente si staccano,
appassiscono gli sguardi lasciandosi
brillare solo per qualche momento nelle dita
chiare di zefiro, il resto è uno scusarsi tenero,
un ricordo di traiettorie nel cielo,  
un’impressione di pioggia.

*

come una cresta sull’onda brandita 
dal tuo mare ho riccioli castano cupo e bolle 
che scoppiano in un tonfo versatile, 
un suono, le spume sui granelli sono false
tracce come gli ossi di seppia, 
la dama che cerchi è bianca, 
la bocca socchiusa,
la lingua che ti chiama appena

             […amore…]

poi una mano su un seno, l’altra conduce
i capelli tra le gambe, la forza che si scarica su un alluce, 
la tensione di cosa non dice
mentre ti guarda da una lucida apparizione
 

*

la superficie fusa dell’elitre 
è un insieme bruno meraviglioso,
la fermezza di un fremito muto 
dico passandomi la mano
lì dove memoria e simmetria 
di spalle hanno visto sporgersi 
e tremare le scapole sotto le tue dita, 
sono stata un’erba irta d’impressioni
sempre prossima alla fuga, la follia del fuoco,
la paura di un animale che fiuta il sangue
e con l’andatura e le frustate delle fiamme 
ora sono un piccolo tubercolo appuntito 

*

prese a leggere un libro, poi i capitoli diventarono ore
e le ore giorni, quindi prese a scorrere le cronache
preannunciate della rimozione – si sa, il bianco
ha dottrina e fondamenta solide-
certe questioni terrene si risolvono con straordinarie efferatezze,
così si piegò sulle ginocchia, estirpò il calice del vilucchio,
lo spezzò tra le dita, mangiò la parola “femmina”
e disse: “perché trattare le cose sempre secondo un ordine precostituito?”

*

accettare quietamente la totale 
noncuranza dell’albero da frutto
che si allunga oltre la siepe
è un atto di disobbedienza, il vicinato
si riunisce nel salotto per discutere
se potare i rami o cucinare i frutti
ceduti dalla legge di gravità alla terra,
e mentre si decide della torta, chi
la vorrebbe cotta chi condita con una crema,
le mele continuano a cadere e l’albero
a stirare i rami in un gesto che neutralizza
l’intelligenza mentre la volontà si piega.

*

il raggio dell’alba, come nell’antica 
leggenda il filo rosso, lega le sorti celesti
alle rovine umane, gli occhi umidi
dei bambini condensano spostandosi 
da uno spavento all’altro. 
Dal corpo del padre a una conchiglia 
la polvere dei fantasmi, l’estetica 
del vuoto, la spoglia mortale di una stella.