Giuseppe Martella su Primo piano increspato

“Così incontriamo la cifra della sua poetica, il suo tacito farsi animale, pianta e pietra infine, in un percorso di pacata deposizione dell’io su un indicibile piano di immanenza, che qui ancora fa da sfondo alla residuale vicenda autobiografica toccata per punti di fuga, quasi note di un pianoforte esistenziale o chiaroscuri dell’esserci, dissolvenze sfumanti al nero, ma che poi verrà messo a tema nella successiva Primo piano increspato (2022) dove invece l’intreccio narrativo si dissolve in effetti di atmosfera, granuli di una impersonale, onirica aderenza al Reale come fusione fredda, religiosamente meditata, tra l’Immaginario e il Simbolico, (Lacan) in una sorta di partito preso delle cose dove le parole si acquietano, preludendo al silenzio che le custodisce e le attende. E si noti come tutte e tre le sezioni della seconda raccolta, si chiudano con delle dissolvenze propriamente ed etimologicamente cinematografiche, tali cioè che coinvolgono l’azione e la grafia, l’occhio e la mano, in unico gesto che si direbbe quasi di preghiera panica di ringraziamento, che nulla chiede ma solo corrisponde, come l’uccello, la cerva, il giglio, la foglia, alla grazia dell’esistere.”

Tempo e cura sono doni rari, ti ringrazio immensamente per questa recensione così accurata. Grazie Giuseppe Martella.

https://poesiainverso.com/2022/11/23/emilia-barbato-labili-trame/?amp=1

Inediti

Veramente grata ad Antonio Nazzaro e al collettivo Centro Cultural Tina Modotti per la traduzione e lo spazio concesso

La glicina y el jazmín de Emilia Barbato (Italia) esp/ita

Un vaivén aquel perfume de racimos
refuerza las bocas en lo alto.
Los inexpresables dientes de pez del jazmín
desprenden aquel poco de celeste a la noche
y se fatigan sobre los amantes,
sobre el desnudo de la palabra.

https://cctm.website/

L’inedito è stato estratto dal breverbario pubblicato sul blog letterario di Alfredo Rienzi che trovate di seguito

Sono immensamente grata anche alla mia cara amica Tatiana Visonà che leggendo il post su FB, e di conseguenza la versione automatica in inglese, mi ha donato questa sua bella traduzione

A to and fro that scent of racemes
Strengthens the mouths upturned.
The jasmine’s inexpressible fish teeth
Pluck blue nothings from the night
And toil on the lovers,
on the nakedness of the word.

Millenovecentonovanta

Di questo piccolo, vecchio orologio –
il quadrante tra indice e pollice
ricorda l’altro, quello più grande –
nelle sfere celesti ruotano le dita,
il tempo, il tuo viso magro,
una data in forma di morte
e un poco torna il polso,
la polla verde degli occhi
e nelle mie mani lunghe
– millenovecentonovanta –
la tua dissolvente assenza,
l’ex voto a nostro padre amore.

Tortoise on the loose

Lungo la verticale un’esistenza

vegetale rasa il muro, muove

un tessuto tramato d’aria.

Segue una discontinuità di grigio,

la pioggia, due file di lastricato.

Mediocre e pregevole si struggono.

                                                            

Si disfa la parola come uno strappo

nella tela di una scarpa, passato e futuro

sferzano fulminei l’ora. In basso

l’uscita laterale dà sul pilastro

dove leggo “tartaruga in libertà”.