Emilia Barbato, poetica e impoetica

Grata.

Tragico Alverman

scansione0007 Enea Roversi – Senza titolo (collage formato cartolina)

Il tempo che precede la lacerazione
è una bestia docile che tira
fuori la lingua in un inverno minore
(da Inverno minore, di Emilia Barbato)

Nei versi di Emilia Barbato ricorrono spesso immagini che richiamano la natura: fiori, piante, frutti. A volte sono soltanto particolari: germogli, bulbi, gemme, muffe, tralci, quasi ad indicare un’osservazione da vicino della natura stessa: una poesia come macrofotografia, attraverso la quale si guarda e ci si guarda dentro.
Uno dei testi qui pubblicati si intitola Impoetica ed è come una dichiarazione gridata, con versi decisi, affilati: io voglio – una morsa e un fuoco / il rigore di un assedio / un segno.
Sta in questi versi, a mio parere, la sintesi della poetica di Emilia Barbato: dopo l’osservazione si passa al sezionamento. Si passano in esame le cose della vita, con il proprio corollario di emozioni…

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fosfeni

in seno alla regolare interruzione
della luce dei finestrini della metro di fronte
a quella in cui viaggio s’annida
una costante secondaria
in cui rallento, l’ombra violacea
degli occhi tuoi torna come il frutto
carnoso di un ginepro,
la bocca come un’eccitante pineta.

Alice

probabilmente la vecchiaia
è questa frangibilità, un pianto,
stasera per esempio
Alice suona
e le bambine danzano,
io sono fissa sulle
mani adolescenti, mani delicate
che fanno l’aria e il vento
e la forma abbozzata mia
di emozioni intraducibili,
ambivalenti,
ignara Alice è una poesia.