"Il Dio illuminato della Levità": Emilia Barbato

Ringrazio Giorgio Galli per questa bella lettura del rigo.

La lanterna del pescatore

« È benigno?
Perdoni la domanda,
io non conosco la parola storta
che cresce nell’intestino di mia mamma.
[…]
Osso dopo osso,
nel letto spoglio dove finiscono le ore
c’è la terra dei fuochi di mia mamma.»

«Ti scrivo in giorni di apparente luce
-penso di scriverti ma non lo faccio
il buio entra in forma di punteruoli
che aprono in silenzio-
Con la maniera affannata dei pomeriggi
inseguo raggi, i favori del cielo,
il corpo di una sconosciuta che mi precede
e ondeggia sulla strada come un metronomo,
fuori tutto si direbbe procedere
con l’entusiasmo dell’estate
ma dentro sono ferma, stretta
a una nuova chiarezza,
mi chiedo quando questo sasso
che mi distacca abbia formato
una tale consistenza e quante
cose in questo mondo io manchi.»

«L’Apocalisse è vicina, se proprio deve
compiersi trafigga quei mondi contenuti
in bracci di peluria, siano i piccoli i soli
a pungere come…

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*

Privi di inventiva, di volontà,
svaporiamo nella misura
simili a stelle lungo le ciglia,
a mezz’aria, guardiamo pariglie di folaghe
spargere geroglifici di luce.
Affiora l’origine come una luna
dal pozzo della notte.
La natura freme a fior d’acqua
lungo i canneti,
draga il lago di un senso
sconosciuto come se fosse
quel fulmine che verga la pietra,
Un fiore nero.