ARGO – Inediti

Ringrazio la redazione di Argo per aver dato spazio ai miei inediti. Felice.

http://poesia.argonline.it/nel-nome-del-porfido-poesie-inedite-emilia-barbato/

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*

dovrà posarsi sul grande ammasso
di rami, di lana, di minuta erba, qualche
foglia lassù, nel silenzio della pietra
la sua vista acuta, le piume mosse
appena, dovrà serrare i suoi artigli
ricurvi dopo traiettorie irraggiungibili
e ripetere nel suo grido dalla cima
il segreto dell’invincibilità.
Il tuo ciglio si è chiuso, non ho certezza
che Dio mi veda se non dalla pupilla
di un rapace altissimo
che canta il nido.

Seascape – Hiroshi Sugimoto

“Una cosa esiste fino a che la mente la cerca, diversamente sparisce”

Credo infinitamente nel potere della mente, nella pulizia interiore e delle forme, nel rigore.
In copertina un bellissimo scatto della serie seascapes di Hiroshi Sugimoto. Il minimalismo rende appieno tutta l’eleganza e la raffinatezza dello scatto e l’iki (La struttura dell’iki – Kuki Shūzō) diventa potentissimo.

*

il silenzio è una scala che le dita
inventano quando la primavera
entra in un cimitero povero,
alle spalle un rumore di ferro.
Coprire di peluria le gemme come
di lanugine i corpi dei piccoli uccelli
mentre le bocche dei pesci affamati
disegnano una lunga o.
Il silenzio è questo giorno tra due
altri dove tu scrivi il grande segno
della sottrazione sulla carta e io
ricamo rive di pelle.

Emilia Barbato. inediti

Ringrazio infinitamente la redazione di Perigeion per aver dato spazio alla mia voce e Nino per la cura con cui ha portato queste mie cose in luoghi fitti fitti di poesia

perìgeion

emilia barbato

DELLA DISPERSIONE

un oceano lattescente di silenzio
svanisce i crinali autunnali
e la memoria di Dio
sospesa sul mare, qui
nessuno ti verrà a cercare,
solo un affollamento di paure,
un’eco dal fondovalle che impegna
mulattiera e rocce.

*

quando guardi il giorno
e la luce strilla la moltitudine
del mondo le pupille implorano
misericordia ai nomi
e un’intercessione per la pluralità
delle cose, così chiami fiordaliso
lo smarrimento della parola cielo
che ti sovrasta.

*

ti assicuri a un punto fisso, guardi
in alto con occhi ciechi dimenticando
le traiettorie fulminee d’utenza, se fossi
invisibile non farebbe differenza, se urlassi
non saresti che un acuto breve,
di un tunnel lo stridio, il femmineo odore
di ferro, così nutri l’esigenza poetica
di fermarti, percepirti in un lento fiato circolare.

*

lascia che tu sia granello
e bulbo in cui fluire,
che lungo il collo possano
incendiarsi lunghe scie,
sii ancora…

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Luce a Sud Est

Mi piace pensare a questa luce nuova che arriva da sud est e che non è il bagliore di un incendio.
Voglio restare nel vento, nell’odore buono che si leva dopo la pioggia quando il sole riscalda la terra e l’erba danza nei suoi marosi.
Nessun odore acre, nessun tramonto innaturale all’orizzonte. Oggi brilla una carezza.
Desidero renderla a tutte le persone che ho incontrato, a tutti quelli che mi hanno aiutato a toccare la crepa.
Grazie, grazie ad ogni dottore e a tutti i pazienti, grazie a te mamma perché ci sei ancora.

https://www.pietreviveeditore.it/luce-a-sud-est-il-vincitore/

*

dove corre l’interstizio,
tra una fuga e l’altra,
togliere la polvere, la farina
dell’abbandono.
Su supporti piani di memoria
l’orografia dell’amore,
a una a una sotto le dita
le catene delle vertebre,
la flora ispida delle tue regioni
mia bacca matura di novembre,
fortezza arcuata di silenzio,
corona robusta di spine.

*

ti sottrarrai imponderabile lince
tornando alle regioni aspre e rocciose,
nascondendoti in cerca di prede,
costruirai un rifugio solido durante
l’inverno dove il vento soffierà ai lati,
so che dimenticherai facendomi
sparire come una traccia comune
della neve, un passo alle spalle
e quando il cielo si dividerà in vie
rosate come una piuma guarderai
la curva dei monti e un istinto
primitivo aggredirà la tua natura,
qui la stagione sbagliata non passa
e gela, gela facendo lunghe stalattiti
di trasparenza, piccole bolle di ghiaccio
per un’estenuante difesa, fermi
rami dove strilla la cornacchia,
veloce un passo d’uomo con bretelle
a cui ti accordi,
fai un silenzio fitto
e un’aria di cristalli che passa
tra le mani, un tempo di memoria:
c’era un pennino, di notte versi sciolti,
piccole onde in basso ai piedi.

*

e ghiaccia la ghiaia non friabile,
incomprensibile, le foglie stellate
degli aceri in argentee forme, brina
della rosa canina, mia rossa bacca
morsa dal gelo con interni duttili,
oh limo incoerente di sangue,
sottile deposito d’argilla, costola
primigenia da cui si creò il danno