Inedito su CCTM

sono onorata e molto, molto felice

En este hueco negro más del negro
donde todo es primordial de sonido,
en esta nervadura dorsal
placenta y separación, me siento temblar,
el universo en mí tiene la áspera gracia
de un Maelström y tiempos largos
de un rumiante, el dolor es un relámpago,
la quejosa frecuencia de un bosón

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*
un océano lactescente
desvanece las cimas otoñales
y la memoria de Dios en el hidrometeoro
suspendido sobre el mar, acá
nadie te vendrá a buscar,
solo una muchedumbre de miedos,
un eco de la vaguada que empeña
el camino de herradura y rocas.

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*

quando il cielo è una spirale
di madreperla e la terra riflette
una lattescente verosimiglianza  
mi occupa una pace vischiosa 
-la natura furiosa si perde-
resto una cenere muta,
uniforme, molto ferma, 
una forma in contemplazione
dell’aria la cui carica impallidisce
finanche un cavo elettrico, queste nuvole
gravide come un ventre mi rendono l’acqua
e un turbamento, la cortina silenziosa di una baia

*

ma poi cosa ti sopravvive 
se la parola è un simulacro
e le ortiche affollano 
la cavità dove tace 
la raffigurazione della tua divinità, 
quella venere mutilata dove
crescevano le rose e le mani 
volte a svestire della polvere
marmoree rotondità, le tue
due piccole lune crescenti,
l’impressione delle loro orbite 
nei miei occhi,
cosa ti sopravvive in questi giorni
di pietra dove anche la quiete
di un ragno è rotta dal clamore
del mondo, solo quei minuti
fogli tra le piastrelle, 
un testamento di versi, la tua 
poesia per lei sparita? cosa mi resta
se non due nomi e una data?

*

il principio, la durata, 
la fine nella temperatura 
di un muscolo, la contrazione 
di un attimo, se
le mani districassero il tempo,
se negli orecchi i colpi tuonassero
come armi e le bocche fiatassero
all’unisono un odore saremmo
animali delle nuvole
complici negli occhi 
di un operaio che fabbrica sogni
in un’officina di grazie

​Chiaramonte Gulfi 29.07.17

sono l’infinitesimo di un pomeriggio,
la calma fluida dove si mischiano 
le note di una tromba e i versi di una cornacchia, 
la trasparenza della pupilla 
che raccoglie un cielo chiaro 
e la curva della corteccia, 
l’armonia del canto di una cicala 
è questo scritto che aspetta 
una poesia dove nulla accade
se non una penombra fresca 
nella stanza e una certa 
inguaribile immobilità

*

al centro del vuoto lo sguardo
liquido di un gatto, dalla sua devozione
alla mia compassione il tremore 
dissenziente di uno sconosciuto,
toccare con mano l’inerzia di un sasso,
la misericordia della pietra liscia
morsa dal verde di un’alga,
l’ironia di Dio in una molecola di ossigeno

appunto

nei luoghi dove qualcosa se ne va
il giorno s’indebolisce e l’orizzonte
tra la banchina e il faro sbiadisce
in una polaroid, mi piace 
il canto dei passeri e il motore
di una lucia che apre le acque
da molto lontano,
l’insegna luminosa di un circo
che strilla biglietti nella notte e l’idea
di una tenda rossa che mi inghiotte,
da sempre il microcosmo del caffè 
m’ipnotizza, 
pulso come la retta del tempo,
nello spazio formo un’ellisse,
un piccolo uovo, dentro di me
brillano mute le stelle
 

*

mi fanno male i tendini,
mi duole la mano, il braccio,
l’indifferenza che chiamano amore-
tengo la contabilità della morte, conto
tutte le volte che mi attraversano 
come un fantasma- si svende la terra
e ogni cosa, abbracci, baci, 
cultura, amici, si svuota
proprio tutto, si scava 
la polpa e il frutto,
mi ritiro nell’ora in cui
la gemma è un fulmine

Kate 2

Kate tessi e disfai anche tu una tela?
non hai granché ma tendi a ghermire
ugualmente il niente, lo spettro di un nome,
un momento, il silenzio che seguita
dopo Simone, uuush! … è sparito! Scivolato via
senza una spiegazione, cos’è Kate che ti rende
sola? che assurdità! sai tutto di Leonardo
e niente di quattro diapositive domestiche?
Tua madre, solo un volto del tuo volto
e l’amore una mano che muove cerchi
verso un castello sulla strada,
quale Kate? quello che non vuoi raggiungere?