*

A Stefano che scatta una foto magica alle otto e parla di luce perduta

e la fiamma non ha più l’urgenza del vento
se non per le lingue posate sulle teste
in nome della luce perduta che fa della pietra rosso
monolite e fitto un silenzio di velluto,
bruno, raccolto, sulla campagna;

poi le prime acque delle margherite,
talvolta la neve, le piccole crepe,
il magnete.

*

 natura marcescente d’oro
 nelle mani     venature 
                                    eravamo
 la costola che si allunga nel greto della notte
 cava interminabile                credo
 di un tempo
                                                  vento!
 Una soglia siderale a cui consegno
 questa pazzia di desiderare.
                                            
      Il latte che nutre l’agnello
 gemma e buca la neve; 
                                quieta raccolgo l’ultimo fiore
                                                   bianco. 

*

Se l’acero ha l’intenzione
è il ramo che la termina
tiglioso – precipita la foglia
in una traiettoria d’occhi
e nelle bocche brucia un fuoco.
L’inabitabile picciolo d’amore
secca e il pensiero che l’aveva
sopraffatto torna a mandare
a memoria il passo del vento;
il prossimo inevitabile inverno.

Emilia Barbato – Nature reversibili

Ringrazio Enea Roversi per aver accolto i miei testi.

Tragico Alverman

Jean-Paul Riopelle – Feuilles III (1967)

Emilia Barbato è autrice di rara sensibilità: la raccolta Nature reversibili, uscita nel 2019 per LietoColle nella collana I Giardini della Minerva a cura di Maurizio Cucchi, ce lo conferma.
La raccolta è suddivisa in quattro sezioni: Il vento, Stormendo, Nel nome e nel corpo del porfido, Camille.
Scrive Maurizio Cucchi nell’introduzione:
È questo un libro che nella impeccabile compostezza della scrittura, nell’equilibrio della lingua e della forma, senza ricorso alcuno a effetti speciali o sottolineature enfatiche, riesce a coinvolgerci anche emotivamente. Emilia Barbato osserva il vento che passa tra le foglie creando una musica e una serie fittissima, a tratti misteriosa di corrispondenze interne a un mondo, quello di cui ci parla, con tanta sensibile delicatezza. Una poesia, la sua, dove entrano oggetti minimi (la camicia, il piumone, la tovaglia, “le povere cose: l’inizio / di una sedia, qualche foglio, /…

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Traduzioni a cura del professore e poeta Davide Trame

da Nature Reversibili, Lietocolle 2018

L’uomo che veniva dal mare,
una coppa Oribe per Orsola
“nuda, bianca, imposseduta”
nei collage di Bodini, la fame
di poesia, pomo, ponte sia
da te a me lingua, parola,
bocca, aspirazione roca
di una bacca intradotta.

The men who came from the sea,
an Oribe cup for Orsola
“naked, white, virgin”
in Bodini’s collage, hunger
for poetry, pommel, be it a bridge
from you to me tongue, word,
mouth, hoarse aspiration
of an untranslated berry.

da Capogatto, Puntoaccapo, 2016

Quel modo di essere luoghi

Quello che dovremmo recuperare con cautela
è il nostro modo di essere luoghi,
di raccoglierci e languire riflettendo l’aggressiva
decadenza delle cose, delle case, dei muri,
il progressivo franare dei margini delle strade,
dovremmo ammettere di contenere
la popolazione stanca di una baia
e il fastidio della sua aria salmastra, la noia
dei rami, capire di essere la riva dove si ripetono
le acque tristi e la terra, la solitudine
del bastione di Spa House che resta nell’incuria
e nel romanzo di quell’uomo che amava soltanto i bambini.

That way of being places
What we should retrieve with caution
is our way of being places,
gather ourselves and languish
reflecting the decay of things,
of houses and walls, the increasing
collapsing of the margins of roads,
we should admit that we are containing
all the people who are tired of a bay
and the annoyance of the salty air,
that bit of a bother of branches,
we should understand we are
the shore where water and land
repeat their sad play, the loneliness
of the bastion of Spa House
standing there, neglected
like that novel about a man
who loved children only

Inverno minore

Il tempo che precede la lacerazione
è una bestia docile che tira
fuori la lingua in un inverno minore,
il fiato corto dei minuti condensa,
schiuma paure, il cuore
non devi praticarlo,
ha sentieri irrimediabili,
carichi di mine.

Minor winter.

A time preceding the tearing apart
it’s a tame beast 
sticking out its tongue in a minor winter,
minutes’ short breath condences,
foams fears, you do not have
to practise your heart,
I’ve got irrecoverable paths
charged with mines.

Un piccolo terremoto, un nido

Vedi, fatti bulbo, 
contieni 
luce e immagini, mondi, 
un piccolo terremoto, un nido.

Fatti minutissima,
una viola, 
racchiudi risonanze, il timbro
intenso del silenzio.

A little earth tremor, a nest

You see, be a bulb,
contain
lights and images, memories,
a little earth tremor, a nest.
Make yourself minute,
a violet,
retain resonances, the intense
stamp of silence.

Pupa

Non alterare lo stato di quiescenza
della pupa, la stasi, l’aria calda
dell’occhio, la regione
quasi calma del ciclone,
la farfalla, le cui ali penzolavano,
espande liberandosi
dal bozzolo e in uno stadio muore,
nell’altro, improvvisa, vola.

Pupa

Do not alter the pupa’s quiet,
the standstill, the eye’s warm air,
the near calm of the eye of the storm,
the butterfly, whose wings hang,
it expands getting rid
of the cocoon and dies, at a stage,
at the other, sudden, flies.