Emilia Barbato

Ringrazio con gioia Interno Poesia per aver pubblicato un mio inedito

Interno poesia

eb

Inverno

Nell’incavo, nella forma
che contiene, il silenzio;
sappiamo ascoltarlo,
come un croco
fiorisce,
ci unisce;
ci cresce
nell’ardore.
Fuori dalle mani si oppone
la curva dei monti,
il brusio dei licheni,
la decomposizione delle foglie
e dei pensieri; strepitano i nostri corpi
nella forza centrifuga di provincia,
ci polverizza con arti malati,
ci decima in un velo di foschia.

© Inedito di Emilia Barbato

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natura illegittima di una poesia

ogni minuzia si fa innaturale,
la sera entra a passi regolari
e occupa il suo posto;
riprendo la mia conta clandestina.

*
barcolli inerme,
restandomi negli occhi;
sei la materia che conosco
da tacere.

*
tutto è illogico, la corsia,
l’ago nella vena, lo scibile razionale
dei dottori che non si pronuncia
tenendoti in osservazione.

*
è un’allucinazione dolorosa
la mia distanza, l’inutilità
di questo scriverti la natura
illegittima di una poesia.

Caccia

ci scambiamo tenerezze
disponendo tenaglie e trappole
ma le volpi sono astute e noi
tutt’altro che strateghi

*
guardandoci fiduciosi
fumiamo sigarette, facciamo
finta di ignorare le ragioni
incomprensibili per cui finiamo
sul tuo terrazzo ad aspirare
nicotina e sfide 
[ la vita ci prova, decidiamo
male per orgoglio ]

*
tutto è un precipitare
affannoso di tramonti,
di case da cercare col terrazzo,
di strette vie al centro storico, di forma
[ correre alle sei
del mattino sul lungomare,
dimenticando montagne,
gabbie e boschi ]

*
“chiamami durante le ore di lavoro
sono questioni semplicissime”
[ Dio si mente per un contratto ] mi dico
dispostissima a rischiare,
ad aiutarti a prescindere
dall’esito di questa selezione
e dagli umori immutabili
dei detrattori.

*
sciolgono i cani,
fiutano rapidamente
le tracce
delle volpi
sopraggiungono orde
di cacciatori; la volpe
è sopraffatta,
la volpe muore.

se poi dentro, una brughiera

Distante così tanto
non sono mai giunta,
senza partire ho conosciuto
lontananze, una brughiera,
battuto venti forti,
campi glaciali di silenzio,
ma ho visto il corpo,
i fiori porporini vivaci
di passione raccogliersi all’imbrunire,
finire in rami intricati; lasciarli entrare,
penetrarvi; prima la corteccia,
il formicolio della trasformazione,
poi, dentro, se dentro dove non guardiamo,
se laggiù dove tutto trascuriamo,
se nei nodi, nei tessuti conduttori, scorre
una linfa inevitabile
-tacere- poi ancora tacere,
il passato, l’inesplorato,
anticiparne la fine,
il fluire, lo stato.