Distante così tanto
non sono mai giunta,
senza partire ho conosciuto
lontananze, una brughiera,
battuto venti forti,
campi glaciali di silenzio,
ma ho visto il corpo,
i fiori porporini vivaci
di passione raccogliersi all’imbrunire,
finire in rami intricati; lasciarli entrare,
penetrarvi; prima la corteccia,
il formicolio della trasformazione,
poi, dentro, se dentro dove non guardiamo,
se laggiù dove tutto trascuriamo,
se nei nodi, nei tessuti conduttori, scorre
una linfa inevitabile
-tacere- poi ancora tacere,
il passato, l’inesplorato,
anticiparne la fine,
il fluire, lo stato.

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