Emilia Barbato Poesie Scelte da Capogatto (puntoacapo, 2016), con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Un grande ringraziamento per questa bella lettura del mio libro.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

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«siamo in una poesia del possibile e sperimentiamo l’assenza di peso»

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971. Laureata in Economia ha pubblicato le raccolte di poesia Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011), Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014), Capogatto (Puntoacapo, 2016) È presente in diverse antologie.

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«il cuore non devi praticarlo, ha sentieri irrimediabili, carichi di mine»

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Un aspetto che mi ha attratto verso la poesia di Emilia Barbato è questa percezione dei luoghi, il saper inserire l’esistenza, il destino dei personaggi protagonisti delle sue poesie entro le coordinate spazio-temporali; saper «chiudere» i luoghi e il tempo dell’esistenza; saper affidarsi ai cenni, agli invii, agli indizi…

In una nota esplicativa Emilia Barbato ci spiega il significato della parola “capogatto”: «L’espressione ‘far capogatto’ è impiegata in agronomia per indicare la tecnica di riproduzione delle piante a rami rigidi e inflessibili con cui si conduce un ramo della pianta…

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Emilia Barbato, Capogatto

Ringrazio Gianni Montieri e la redazione di Poetarum Silva per aver dato spazio ai miei testi. Felice.

Poetarum Silva

barbatoEmilia Barbato, Capogatto, Puntoacapo 2016, € 12,00

*

Quel modo di essere luoghi

Quello che dovremmo recuperare con cautela
è il nostro modo di essere luoghi,
di raccoglierci e languire riflettendo l’aggressiva
decadenza delle cose, delle case, dei muri,
il progressivo franare dei margini delle strade,
dovremmo ammettere di contenere
la popolazione stanca di una baia
e il fastidio della sua aria salmastra, la noia
dei rami, capire di essere la riva dove si ripetono
le acque tristi e la terra, la solitudine
del bastione di Spa House che resta nell’incuria
e nel romanzo di quell’uomo che amava soltanto i
::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::[bambini.

*

Making room

Lo spazio, il suo principio,
l’espansione originaria della parola
che dimentica la sua condizione
di nucleo primordiale, la sua fragilità.
Questa entità o relazione di entità
se preferisci, questa cosa
che è lo spazio
di una dimensione dove abbiamo respiro.
Questa sua origine di vuoto
che…

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Riccardo Campion su Capogatto

​L’assedio
è un rosaio intricato
di pensieri, il turbamento
di un umido equivoco nella bocca.

Ho voluto scriverli e riscriverli più volte, questi quattro versi che compongono la poesia Assedio, tratta dalla raccolta Capogatto di Emilia Barbato, pubblicata a maggio di quest’anno da Puntoacapo editrice.

Ho voluto copiarli, cancellarli, riscriverli e mandarli a memoria, e poi di nuovo cancellarli e trascriverli e ancora daccapo fino a sentire emergere, quasi a palparla concretamente, la consapevolezza di questo “assedio” che attanaglia la visione poetica dell’autrice, come un dolore nascente e ancora non ben localizzato.

Attraverso questo prisma va forse letto Capogatto, libro che ho molto ammirato, come ho ammirato la capacità dell’autrice di rivelarci, tra le maglie di un’aggraziata disillusione per le cose del mondo, che in realtà “quello che dovremmo recuperare con cautela / è il nostro modo di essere luoghi”.

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Ci tengo a dire che ho spedito capogatto a Riccardo dopo aver letto il suo Geografie Private, regalatomi dal mio editore.

Sottolineo che ho avvertito il bisogno di farglielo leggere perché ho deciso di trasferire tra gli scaffali e nelle stanze di Edest il mio modo di essere un luogo. Grazie Riccardo ho stima della tua poesia.

CAPOGATTO piccola recensione

E niente Massimo Botturi rileggo ancora e mi dico “sono io quella” e mi pizzicano gli occhi, poi penso, lui dice essere uno spaccato di luce in un mare di ombre e ci resto sospesa e felice. Grazie. La rileggerò mille volte, tutte le volte che avrò paura di cadere, tutte le volte che sentirò di essere banale, ogni volta che la penna o le dita resteranno ferme sul foglio bianco. Allora, in quei momenti sarai la forza necesessaria per rialzarmi. Io ti sono grata

massimobotturi

Non ho gli strumenti del colto, del letterato. Posso usare semplicemente quelli di un lettore, un lettore appassionato e curioso, se non propriamente sempre attento e puntiglioso. Ecco, con questo approccio mi accingo a scrivere di Capogatto.
Comincio col dire che ho chiesto aiuto a una matita, per sottolineare, cosa che faccio raramente, ciò che ritenevo il fulcro o la sostanza trainante di ogni singolo testo.
Non una parola è in più, o fuori luogo nel libro, nemmeno nelle parti più prosaiche che tra l’altro, racchiudono un’eleganza formale impeccabile, senza cadere mai nella leziosità o nella freddezza. Il cuore è onnipresente, inteso come partecipazione dolorosa, sofferta, a tratti rabbiosa; alla fatica di un’esistenza che non cessa mai un attimo di chiederci conferme, prove, coraggio, atti di eroismo.
La parola inverno ricorre spesso in Capogatto, come se la necessità di raccontare un periodo “congelato” spingesse la poesia, la nutrisse con la…

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Gabriella Montanari su Capogatto

e questo è un bellissimo dono di Gabriella Montanari, lo posto perché, indipendentemente da me e da capogatto, ritengo che chi vive in e di poesia poi si riconosca anche solo dal commento ad un libro. Ringrazio di cuore Gabriella per le sue parole e per questi scatti magnifici.

Le poesie di Emilia Barbato hanno viaggiato con me tra due continenti. Sono state compagne versatili, adatte a ogni sbalzo di temperatura interna. Con la loro saggezza hanno mitigato l’irruenza dell’oceano. Avevano in comune con la sabbia la precisione del granello. La spiaggia si è fatta serra ed Emilia giardiniera marina. Ho provato calma, la calma che solo le carezze sanno. Tra pampini, innesti e germogli il mio pensiero è andato alle radici. Alla terra, miraggio di chi viaggia. E ho fatto pace con l’assenza.

“Capogatto” insegna i travasi di linfa vitale. Va letto vicino a un fiore, a un sempreverde.
*

Sei vecchio o saggio quando

i colpi che dovrebbero piegare

insegnano bellezza,

quando desideri restituirti ai luoghi.
Emilia Barbato, “Capogatto”, Puntoacapo edizioni, 2016

Capogatto di Paolo Polvani

“Tutto il libro è percorso da una sottile tensione al mimetismo, come se elementi biografici riconducibili all’autrice costituissero tracce, e quindi motivo di pericolosità”
Paolo Polvani grazie per questa splendida nota di lettura, per la terra e la natura che mi hai restituito. Leggere 

“rende finalmente riconoscibile una passionalità mediterranea, uno spirare di venti caldi provenienti da una baia calda, da un golfo dominato da un vulcano che a tratti lancia i suoi sbuffi di fumo e nasconde una materia incandescente”
emoziona. Sei riuscito a collocare l’origine nella baia stanca, nelle acque ferme. Due opposti fuoco e acqua e una profonda indifferenza a entrambi, del resto sparire, sempre sparire mio prezioso amico.

Oggi capogatto, grazie a te, è anche un gatto che cammina sul terreno sdrucciolevole della mia scrittura.

Ti sono grata.

​http://www.versanteripido.it/capogatto-di-emilia-barbato-note-di-lettura-di-paolo-polvani/#comment-55851