*

prestami i tuoi occhi, gli disse,
dammi una geometria simmetrica
e molto complessa in cui specchiarmi,
consegnami questo senso perché possa
piantarmi nelle cavità i tuoi bulbi, è un tempo
cattivo questo precipitare, un esercizio
del cielo nella sua mai stagione
esatta, non è ancora inverno,
solo la levità apparente della neve
che cade pestando ogni foglia col suo rigore
bianco, non mosse un dito, gli chiese
esclusivamente di accenderle due lune 

*

due colline liquide e un principio
di follia in cima, lo straniero mi fissa
con l’urgenza di un nome, un tono
lacustre nelle iridi, qualcosa che si agita
in fondo, una biscia, una lisca, una lince,
se lo trafiggessi con un indice
ne toccherei la fiamma, il solco, la metà
esatta di un secolo come una mela,
il passo quieto della polvere, vuole
tra le sporgenze, teme, supplica,
lo confino decisa e finalmente
tace come un paradiso
morfologico lo contengo
in un reticolo di cristallo

pellicole e personaggi

i libri che formano montagne in bilico,
le vette aguzze delle matite,
una lettera 32 sul precipizio
dello scrittoio di legno.
Resto in attesa che si compia
il paesaggio di un film francese
in cui piovono sguardi malinconici
e un velo di tristezza lungo
tutta la pellicola, lei tiene tra le mani
una poesia che tace
versandosi da bere sopra ogni proposito
di esistere, lui le gira intorno
fumando troppe sigarette

Emilia Barbato Poesie Scelte da Capogatto (puntoacapo, 2016), con un Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Un grande ringraziamento per questa bella lettura del mio libro.

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

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«siamo in una poesia del possibile e sperimentiamo l’assenza di peso»

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971. Laureata in Economia ha pubblicato le raccolte di poesia Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011), Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014), Capogatto (Puntoacapo, 2016) È presente in diverse antologie.

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«il cuore non devi praticarlo, ha sentieri irrimediabili, carichi di mine»

Commento impolitico di Giorgio Linguaglossa

Un aspetto che mi ha attratto verso la poesia di Emilia Barbato è questa percezione dei luoghi, il saper inserire l’esistenza, il destino dei personaggi protagonisti delle sue poesie entro le coordinate spazio-temporali; saper «chiudere» i luoghi e il tempo dell’esistenza; saper affidarsi ai cenni, agli invii, agli indizi…

In una nota esplicativa Emilia Barbato ci spiega il significato della parola “capogatto”: «L’espressione ‘far capogatto’ è impiegata in agronomia per indicare la tecnica di riproduzione delle piante a rami rigidi e inflessibili con cui si conduce un ramo della pianta…

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Inedito su CCTM

sono onorata e molto, molto felice

En este hueco negro más del negro
donde todo es primordial de sonido,
en esta nervadura dorsal
placenta y separación, me siento temblar,
el universo en mí tiene la áspera gracia
de un Maelström y tiempos largos
de un rumiante, el dolor es un relámpago,
la quejosa frecuencia de un bosón

Emilia Barbato (Italia)

*
un océano lactescente
desvanece las cimas otoñales
y la memoria de Dios en el hidrometeoro
suspendido sobre el mar, acá
nadie te vendrá a buscar,
solo una muchedumbre de miedos,
un eco de la vaguada que empeña
el camino de herradura y rocas.

*

quando il cielo è una spirale
di madreperla e la terra riflette
una lattescente verosimiglianza  
mi occupa una pace vischiosa 
-la natura furiosa si perde-
resto una cenere muta,
uniforme, molto ferma, 
una forma in contemplazione
dell’aria la cui carica impallidisce
finanche un cavo elettrico, queste nuvole
gravide come un ventre mi rendono l’acqua
e un turbamento, la cortina silenziosa di una baia

*

ma poi cosa ti sopravvive 
se la parola è un simulacro
e le ortiche affollano 
la cavità dove tace 
la raffigurazione della tua divinità, 
quella venere mutilata dove
crescevano le rose e le mani 
volte a svestire della polvere
marmoree rotondità, le tue
due piccole lune crescenti,
l’impressione delle loro orbite 
nei miei occhi,
cosa ti sopravvive in questi giorni
di pietra dove anche la quiete
di un ragno è rotta dal clamore
del mondo, solo quei minuti
fogli tra le piastrelle, 
un testamento di versi, la tua 
poesia per lei sparita? cosa mi resta
se non due nomi e una data?

​Chiaramonte Gulfi 29.07.17

sono l’infinitesimo di un pomeriggio,
la calma fluida dove si mischiano 
le note di una tromba e i versi di una cornacchia, 
la trasparenza della pupilla 
che raccoglie un cielo chiaro 
e la curva della corteccia, 
l’armonia del canto di una cicala 
è questo scritto che aspetta 
una poesia dove nulla accade
se non una penombra fresca 
nella stanza e una certa 
inguaribile immobilità