Poetica di un’immagine

“Regarde attentivement car ce que tu vas voir
n’est plus ce que tu viens de voir”
Leonardo Da Vinci

Guardiamo un film in tv, uno dei pochi sopravvissuti ai canali a pagamento, è da tempo che non si accendeva la scatola, è incalcolabile la sparizione di tutti i film per mano di pochi, volgari, assassini camuffati da conduttori; evidentemente la scatola nera registra i nostri giorni, evidentemente, guardiamo un film senza pretese, di quelli che fanno un po’ ridere, un film impossibile. C’è una sorprendente fonte di felicità nell’alternanza delle immagini, da quelle con una regia fasulla [una rappresentazione della storia è già un primo indizio dei fatti] a quelle pure [i gesti semiautomatici di lei].
Si alza dalla poltrona, fruga nella madia, le mani si spostano freneticamente, i gesti si fanno silenziosi, sequenze mute di mani tra le tazze, un dejà vu di mani convulse, mani che finiscono e poi riprendono, movimenti imprecisi, come quelli di sua madre. I vecchi cercano, c’è sempre un vecchio intento a frugare nella storia e le immagini che li restituiscono interi sono pure.
Poetiche inspiegabili, nessuna regia, nessuna volontà di chiarimento, il cielo si nasconde dietro le nuvole, i vecchi frugano, le onde si ripetono, il cuore trema, il tempo si consuma lentamente come le mani scheletriche dei vecchi, i colori del sole, la memoria della spuma sulla sabbia. Si registrano fatti, senza desiderarne la ragione; poetica di dolore-amore degli occhi.

montaggio di un pezzo di ricambio

C’è questo studio a pagina trentotto e una troupe che gira un film girando per i camerini, le luci, gli specchi, i pennelli, i rossetti, i profumi e le parrucche e i vestiti e tutto è pervaso da una presenza femminile assente.
Un’aura suggestiva e nudi bellissimi, curve bianche, morbide, senza testa, tutto sommato le modelle non vogliono farsi vedere e la troupe fuma troppe sigarette,  beve tazze spropositate di caffè.
A pagina trentotto lui è con Sandra ma lei lo lascia ancora, fuggendo da una fuga, un’uscita laterale dello studio le permette di tornare sempre con la sua lunga camicia da notte bianca, rioccupando lo spazio di una foto o il verso di una poesia che lui le scrive.  Il resto della storia è un cambiamento di natura dei sogni, piccolissimi, duri, lo studio è una stanza e i nudi delle modelle sono tele bianche, la foto di Sandra è sullo scaffale più alto, un ricordo da guardare in segreto, un momento privatissimo.

cose da salvare

speravo di stracciare la notte, di ucciderla in un secchio con le sue quattro, il buio e i miei pensieri, volevo svuotarmi. Così, ho acceso la luce e la stufa e il fornello e guardato i minuti nell’ora e l’ora nel giorno e il giorno nel mese e il mese nell’anno e gli anni nel tempo e in me, ho aperto il libro dimenticando la stufa e i minuti e la notte. Ma certe pagine dispongono ulteriore miseria su una tovaglia già logora, strisciano lungo la greca del solo bicchiere che nel romanzo è il superstite di una nobiltà decadente e nella mia vita baluardo di resistenza

Mezz’ora alle tre

Mezz’ora alle tre, mezz’ora prima che Sartre posasse la penna sul foglio per dare voce all’inizio di pagine amare e bellissime, così vicine alla condizione umana.

Nei pensieri tutto il dicibile concentrato in un silenzio.

L’eco dei tuoni si propaga nell’aria ferma, avanza come una cavalleria medievale muovendo nuvole sempre più dense e nere, anticipano pochi minuti fittissimi di gocce, poi, l’aria profumerà di terra e l’elettricità andrà altrove; tornerà il vento.

Un’estate schiva, che resta chiusa nei suoi cieli grigi ed improvvisi, ombrosi come il mio umore, una stagione avulsa dalla normalità, quasi quanto questa sensazione di fragilità che da qualche mese mi accompagna, la vita non smette la sua bellezza pur precisandone l’incostanza.

A quest’ora in molte famiglie si va consumando la liturgia domenicale, la moglie porta in tavola il dolce richiamando i bambini che giocano a rincorrersi e il padre ferma il martello, un gatto forse miagola, cercando una briciola di felicità, la televisione vende immagini narcotizzanti.

A volte ho come la sensazione di avere cineprese nelle pupille e di usare lenti ottiche distorte, allora la moglie serve in tavola il dolce pensando alle sue ossa stanche e a quello che sarà un domani uguale, il marito alla donna che ama, che gli brucia lontano, i bambini giocano a rincorrersi dimenticando tutte le correzioni ed io … ho come la voglia di sparire,

di riavvolgere la scena, di tornare bambina, di modellare le mie fiabe e … c’era una volta la possibilità che un uomo vestito d’azzurro con il suo amore sapesse addormentare il dolore, l’abuso che solo sa provare chi dal palco, dopo aver partecipato ad un teatro delle crudeltà, poi siede in prima fila ed assistere, un uomo che sappia spegnere tutte le parole, anche quelle belle usate senza verità.