l’uomo venuto dal mare

a quei consacrati decumani appartengono
i tendini e con le falangi protese,
confuse al mito sommerso,
la donna chiede al mare di mutarla,
di circondarla con una bianca onda,
solo specchiandosi termina
in una sommità oscura, volubile,
che la natura di lui sa svelare.
Ora che sono brevi come una vertigine
-un limite estremo del conosciuto-
si scambiano, egli è un tempo curvo-
una memoria sensoriale del suo corpo-

l’uomo venuto dal mare

almost relentlessly she looks for him
where the waves break, with her knees
in the grains of sand, she gathers
gems for the eyes to see, if her lips
she seals in her breathing heat
he kisses her in her mouth endlessly
and while she winding calls him
he emerges silvery, in the roar
of the crash, from the sea.

splendida traduzione di Davide Trame che mille e più volte fa suonare i miei versi. Grazie Davide.