Recensione di Anna Maria Curci al rigo tra i rami del sambuco, Pietre Vive editore 2018

Il rigo tra i rami del sambuco di Emilia Barbato sa e rende lo scoccare in contemporanea della bellezza e della morte. I testi poetici intercettano e annodano i fili di coincidenze che pulsano e incidono, rivelano e tracciano i solchi del dolore.

Colgo con un senso di riconoscenza la capacità di afferrare, esprimendone nei versi perfino passaggi quasi impercettibili di tono cromatico, striature e rifrazioni di affetti, sentimenti, patimenti. Questi passaggi, sapienti della sapienza di chi ha saggiato il tremendo, sono accompagnati dal quesito ossimorico: quale è il peso della Levità, quali rovinose cadute dei gravi comporta l’abilità di riconoscerla, nel fuoco e nella piaga che corrode, la sublime Leggerezza?

Di ossimoro fecondo testimoniano non solo i binomi centrali, come “castigo” e “attesa”, ma anche l’irrompere – numero primo e calor bianco del contrasto – della “quinta” stagione.

Non va taciuta, accanto all’impresa di rendere – un dolore che scava, spezza e non scivola, tuttavia, nel patetico – il fragile, il provvisorio, l’intuizione dei sensi e oltre i sensi («Come un piccolo mondo antico/ le nostre vite si fissano ai sugheri/ immersi nelle acque lacustri»), il vigore espressivo di rime e allitterazioni, talvolta proprio nello stesso componimento: «ciascuno quieto occupa il filo/ di lenza parallela fino alla stratta/ del campanello, poi di fretta/ verso la stanza e il destino/ che aspetta».

Anna Maria Curci, 5 settembre 2019

Alessandro Canzian sul rigo

Condivido questa recensione di una bellezza impressionante. Ringrazio Alessandro Canzian e Laboratori di poesia per lo spazio concesso al rigo tra i rami del sambuco, sono commossa. Sono senza parole. Alessandro ha colto appieno le sfumature e i riferimenti del sambuco e dei sakura. Penso che la poesia debba lasciare un taciuto che deve compiersi nel lettore in modi sempre nuovi. Sono rimasta in silenzio per quello che Alessandro, poeta e lettore, ha portato in luce. Grata per tanta bellezza

http://www.laboratoripoesia.it/il-rigo-tra-i-rami-del-sambuco-emilia-barbato/?fbclid=IwAR0pWv6bMeuHZ1xSQJ0QD7a-SGmiHbvIyLF0iY1duuqmnZq0-CD5LLaOODM

il rigo tra i rami del sambuco a cura di Paolo Polvani su Versante Ripido

Ringrazio Paolo Polvani poeta e caro amico per le sue domande sensibili e piene di umanità e versante ripido per lo spazio concesso al mio libro. Sempre cito Lillo Antonio, Pietre Vive Editore per aver creduto in me.

Riporto di seguito una risposta dell’intervista

Il libro ha vinto un premio dedicato alla poesia sociale, e i tuoi versi nascono da una situazione di malattia. In che rapporto sono la malattia e la società?

Mi chiedi del rapporto tra malattia e società. Trovo che questa sia una domanda bellissima. Il malato oncologico affronta una serie di esperienze estremamente dolorose che lo portano ad allontanarsi molto dagli stereotipi e dai canoni normalmente riconosciuti e usati dalla società. La prima prova a cui penso, in questo caso però riferendomi alla mia esperienza personale, è la perdita dell’invincibilità. Immediatamente si sente il fiato della morte sul collo. C’è un senso di smarrimento, di paura che annienta e il mondo cambia, ogni cosa assume una voce più intensa, come se fosse l’ultima volta che la si ascolta, che la si vede. Anche il rapporto con le persone muta, si inizia a cercare solo il vero, l’autentico. Ciascun gesto superfluo perde di valore, si ha bisogno di amore, di aiuto, si cerca nell’altro una consolazione in sé introvabile.
Si sopportano e indossano una serie di mutilazioni, di cicatrici, menomazioni/medaglie di coraggio. Muta l’aspetto fisico, cambia il colore della pelle, ci si scarnifica, si apre un varo nelle gambe, si fa meno rumore nel mondo, meno clamore, i capelli cadono e l’attesa della caduta è un momento indicibile.
Tutto ciò che l’attuale società riconosce come significativo e necessario per competere sparisce. Tutto ciò che questa società dell’immagine chiede si allontana, ci si sente esseri a parte. Poi ciascuno ha le sue reazioni, impossibile generalizzare, Oggi, che sono maggiormente consapevole, ho uno sguardo diverso rispetto a quello che avevo durante la malattia di mia madre, posso sostenere che si appartiene ad un’umanità che comprende la precarietà della vita e la necessità dell’altro. La malattia, sempre parlando per esperienza personale, chiede una società diversa, rende parte del tutto. Se ciascuno comprendesse quanto la sua persona continui nell’altro il male non avrebbe più senso poiché mai si potrebbe fare del male a se stessi e quindi all’altro. Sedere in attesa di un colloquio oncologico e della chemioterapia permette di comprendere tutta la meraviglia e il senso della vita, permette di tenere negli occhi e cercare con le mani chi condivide la stessa sorte, si è propaggini l’uno dell’altro, si ama l’altro e si spera nella guarigione del prossimo e nella propria implorando un miracolo per tutti. Si combatte e si affronta insieme il dolore e il destino come argonauti pronti al viaggio. In questa ottica la società non è più la stessa, il vero senso della vita è l’amore e non gli orpelli che il mercato impone, è tornare alle radici e parlare un linguaggio comprensibile e comune a tutti, un codice come quello delle piante, che si tramandano la memora e l’evoluzione nei secoli. Tutto uno, uno nel Tutto.

Per l’intervista completa

https://www.versanteripido.it/il-rigo-tra-i-rami-del-sambuco-intervista-a-emilia-barbato-a-cura-di-paolo-polvani/

Donato Di Poce sul rigo

Ringrazio Donato Di Poce per questa splendida recensione e la redazione di Carteggi letterari – critica e dintorni per lo spazio concesso al rigo tra i rami del sambuco di Pietre Vive Editore

http://www.carteggiletterari.it/2018/12/10/il-rigo-tra-i-rami-del-sambuco-di-emilia-barbato-recensione-di-poce-donato/?fbclid=IwAR0Nal1UmqwidGwo-LJaiDc06FmzlJxvkqB6MnDlhYeQ46DSQnt6lfK1ACU

Daita Martinez per Emilia Barbato

Ringrazio Daìta per questa sua nota di lettura, che nota non è ma è poesia, così tutto appare gestibile, ogni passo sopportabile, ogni peso possibile se come ricompensa ha la luce pura e la levità che Daìta coglie. La ringrazio per questo dono bellissimo e ringrazio la rosa in più per questo spazio nel suo giardino.

larosainpiu

il rigo tra i rami del sambuco

il rigo tra i rami del sambuco di Emilia Barbato, nota di lettura

tutti i titoli dell’assenza ne il rigo tra i rami del sambuco, di Emilia Barbato,conseguono in quell’uno qui molteplice di donna tra le donne e tra le donne, come replicate a due a due le foglie, una madre. D’intensa levità la parola, il suo schiudersi candido fiore nel Verbo nonostante la paura distillata nella cura che domanda per scorgere un rifugio dal dolore che sia pur in un fragile e magrissimo suono la screpolatura che farfuglia nell’attesa di un gesto in sospensione sul corpo amato, ammalato, ventre-terra che s’incendia.

Una stanza privata e universale è la fitta che sgorga dal rigo al viso, nelle braccia del sambuco.

È la stanza della madre.

È la stanza di ogni donna ramificata sulla terra e che è terra cadenzata in un canto d’afflizione.

È la stanza che una…

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“Il rigo tra i rami del sambuco” di Emilia Barbato. Nota critica di Deborah Mega

Deborah cara grazie per questa tua splendida lettura, grazie per lo spazio che hai dedicato alla mia raccolta poetica. Grata per tanta cura.

LIMINA MUNDI

L’ultima produzione di Emilia Barbato è una preziosa plaquette edita da Pietre Vive nella collana iCentoLillo e illustrata da Nadiya Yamnych. Si tratta di una silloge dedicata alle grandi donne che formano una donna: la propria madre, la propria nonna, la terra che brucia di notte, scrive l’autrice. I testi che compongono la raccolta hanno i tratti della delicatezza, perseguono una poetica delle piccole cose, incantano con la suggestione delle immagini: a partire dal titolo, che evoca, insieme alle illustrazioni originali della Yamnych, atmosfere giapponesi. Sembrerebbero scene di vita quotidiana, è ritratto infatti il paesaggio urbano fatto di palazzi, antenne, case affacciate all’abitudine, centri commerciali, se non fossero scandite da istantanee di senilità, da naufragi di relitti, da vuoti, assenze e sottrazioni. Tre sezioni costituiscono la raccolta: la prima reca l’acronimo dell’antigene carboidratico, un marcatore tumorale, l’altra è indicata dal numero di un paziente oncologico che, procedendo nella lettura…

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Franca Alaimo per Emilia Barbato

Ringrazio di cuore Franca Alaimo per tutto lo splendore che ha donato ai miei versi, per le emozioni donatemi e ringrazio Salvatore e la redazione della rosa in più per aver dato spazio al rigo tra i rami del sambuco, felice.

larosainpiu

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Il rigo fra i rami del sambuco
di Emilia Barbato
pietre vive editore, settembre 2018

La poesia di Emilia Barbato si misura in questa breve e raffinata raccolta con una materia incandescente, tanto prossima è a un dolore privatissimo, come può essere quello per la salute della madre minacciata da un tumore.

Eppure la sfera personale non sovrasta mai le ragioni della poesia, che trova il suo assetto iconologico nella quotidianità del paesaggio urbano e delle sue periferie (palazzi, antenne, cortili, centri commerciali) e nella ciclicità della natura che in questi versi accumula varie cromie e luci e cieli, fioriture e sfioriture, a seconda delle stagioni,

L’assillo bruciante del male (individuale e insieme universale) s’incentra, allora, sulla questione del tempo, evidenziando lo stato d’animo dell’attesa come desiderio di luminosità e di grazia future nell’alternanza notte/giorno; inverno/primavera; infermità/guarigione.

Questo atteggiamento, investendo il metodo cognitivo, finisce con il coinvolgere la contraddizione intima…

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