stare così, distaccati,
come precipitati in un’era
di cui abbiamo perso
traccia, restare un’intuizione
di elettricità o il clamore
lontano dell’onda d’urto
che segue la folgore, essere
l’attività luminosa del cielo
che dimentica la sua infelicità
e muta forma e colori e voce
e si guarda perdendosi,
tentando di trattenere
quell’unico fosfene capace
di fermare un attimo o per sempre
il tempo che si gonfia
in una vela lineare, bianchissima