le rose essiccate

respirano pianissimo

con bocche screpolate

dalla polvere, solo

la memoria di un colore

e ancora le rose, vogliose,

lontane dai giardini,

ingiallite come lettere

che non scriviamo

e non leggiamo più,

una briciola di pane

gettata nello stagno

della grande mancanza,

nei becchi austeri di quei

cigni che controllano

postura e cuore praticando

infinite lontananze

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