da te a me, per sempre, gli esili
bastoncini del palazzo alle quattro
del mattino, le nervature del legno,
le tue mani, mio costruttore di sogni.
Già da un anno recito con lingue
di vento suppliche segrete, imploro
-formando una bocca irascibile-
sette tornado perché ti scuotano,
ti attraversino stanandoti in una
terra dura, molto calda, portando
il mio nome a te indocile, che sia
fiamma, invito, palpito improvviso