siedo raccolta, la luce
è una squama di salmone
e tasselli di ali la libellula
bordata di rame,
qualche rubino sulla giovane
donna, i seni scolpiti, la cavità
dell’ascella, forse l’impronta
e il calore di un bacio, certe
parole impossibili come
passi delle dita sulla polvere
o l’odore e il frutto carnoso
di un ananas, vorrei avere
la pazienza della pietra, la fede
nel mondo, solo
perché è giorno e apri gli occhi
senza dare alcuna notizia