Qui, dove il cielo ha il malvezzo di prolungare i vortici
e il vento del nord riscalda, su uno specchio
convesso d’acqua, ti scrivo
l’atteggiamento delle nuvole che migrano.
Non esiste parola definitiva solo un linguaggio maldestro
di gesti, una minuta grafia e la sua manna
che somministra spirito, in un bramito la variazione
di suono dei nostri sguardi.

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