due colline liquide e un’impressione
di pioggia in cima, mi fissa maltrattata,
pallida con l’urgenza di una domanda,
non un tono freddo nel verde lacustre
delle iridi solo qualcosa che si agita
in fondo, se la trafiggessi con un indice
toccherei un pulviscolo e una cellula
staminale, serpeggia sulla fronte
e tra gli occhi un solco, la metà esatta
di un secolo nella quiete estatica
del passo della polvere, teme
tra le sporgenze, supplica, implora,
la lascio confinata in una lastra,
muta come quei piccoli paradisi
morfologici delle molecole
nei reticoli di cristallo

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