nei luoghi dove qualcosa se ne va
il giorno s’indebolisce e l’orizzonte
tra la banchina e il faro sbiadisce
in una polaroid, mi piace 
il canto dei passeri e il motore
di una lucia che apre
le acque da molto lontano.
L’insegna luminosa di un circo
strilla biglietti nella notte
e una tenda rossa mi inghiotte,
da sempre il microcosmo del caffè 
m’ipnotizza, 
pulso come la retta del tempo,
nello spazio formo un’ellisse,
un piccolo uovo, dentro di me
brillano mute stelle
 

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