il parco ha balsami e inganni,
piccoli uccelli mi osservano dai rami,
i chiaroscuri scrivono sulla ghiaia residui
di speranza, particelle, voci
che mi trovano da lontano
(non molto fa) un passo insicuro
-uno deciso avanti
due tornanti indietro-
e mentre le forme snelle delle bestie
corrono, le due bambine affettuose
infilano la testa sotto un braccio,
svanisco nell’intimità del gesto,
nel naso umido che impara la brossura,
eppure c’è qualcosa che voglio, una ghianda,
un po’ di tenerezza che improvvisi un rapimento,
guardarti prossimo a una stagione esatta

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