solo, con l’estrema leggerezza
di un acquerello, ricuci gli errori 
del mondo e sopra ogni 
rovina tessi un filo d’ortica.
Assegni compiutezze, guadi le ore
sorreggendo l’angolo retto 
di un cameriere e l’accento 
malcelato di una badante.
Così, aperto e ferito, 
ti attraversano i fiumi 
e la diseguale umanità 
del tuo taccuino.

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