come una sferza fatta di funicelle 
e stretti nodi mi hai aperto la pelle,
ferite e fede giacciono irretite,
senza stelle,
la tua notte è un passo di vetro
una stilla nera che non smette,
l’alba il mio vuoto, un tremare 
di foglie muto.
*
lascia solo che capisca
tutto dalla perifrasi,
dalla voce che dice 
tieni, ti affido il vento
*
un fiore solo guarda la bellezza 
esatta dei corimbi e trema 
nelle foglie, nel teorema che assume
meno solitudine, più amore.
*
parole di corteccia, silenzio,
nudi come siamo aspettiamo
la lama e l’ora che ci stacchi
dalla bocca tutto il sapore buono.
*
in te avevo la parte di me 
lieve al mondo, in me,
dopo che dici finiamo,
l’io greve che sono.
*
cerchi solo un asilo notturno
dalla mia bocca, l’ambita 
attenzione, io preparo l’acqua eterna
e i fiori per divinarti da lontano
*
non sigillare con la ceralacca
questo cuore, ai margini delle lacrime
amare, piano, dico piano, dalla tua bocca
offrimi ancora da bere
*
sotto casa piove
un ultimo saluto,
non fissare nello sguardo
il suo spazio vuoto.
*
il mondo dietro le spalle,
il peso di un grammo d’affetto,
stai a me, stammi ancora,
è questo che voglio!
*
tu che non sei quello che volevo
tu che sei quello che amo
ascoltami io ti tengo, io ti prendo,
io ti canto.