nel passaggio d’energia dalla tua mano alla mia
tutto quel che può il calore di una carezza, nel silenzio
una fonte, un sistemaforma in cerca
di un’unica perfezione, un contatto
privo dell’errore insito nella parola, negli intenti,
tu metti la tua mano e il suo muto calore sulla pelle
io foggio con te una sola inconsapevolezza,
piccoli bagliori primitivi, privi del pratico,
che prendono appena il necessario così
da pulsare leggeri, da ripetersi, senza insensato
e ragioni che smarriscono, che ci rimettono
alla solitudine, al potere divinatorio
che unicamente le acque hanno
scorrendo, chiarificando il perduto, sciogliendo
il cielo inesauribile e il pianeta alveo pronto
a riceverle e in cui di fatto scorrono, si riprendono.