​eri in piedi, tonico, proiettavi la tua ombra
immortale su di me, slanciato eri una vetta
irraggiungibile, un’antica divinità delle montagne, 
in te si infittivano profumi di muschio e ombre,
gridavano civette, ardevano selvaggi pomeriggi e le donnole 
restavano  in attesa del basilisco,
amavi con energia e con grande lentezza
languivi, come un lago stavi contenuto,
piccolo, calmo, 
i raggi del sole inesorabili facevano
dei tuoi ricci un’accecante corona eri scurissimo,
imprendibile il tuo corpo, eppure io cercavo
un tuo lato vulnerabile, 
volevo sottrarti ai secoli, all’oblio del mito, 
strapparti alla perfezione.