​Sempre più primordiali, 
induriti dalla salsedine, scuri, nodosi,
agiti dall’energia dei venti, 
così aspri ora, noi vinti e coperti di arbusti,
selvatici come lavanda bruciata,
lambiti dal mare, dalle increspature degli stagni, 
percorsi da un ritmo ancestrale di canneti, 
dalla forza magica dei nuraghi, 
un ansito lontanissimo ci chiama dalla terra,
un’idea inalterata di origine,
mistero e identità di isola, 
ombra nera di vecchie femmine.