​​tutto era destinato a svanire, 
le canzoni, il profumo delle alghe, 
il suono delle conchiglie, una nuova
forma di solitudine, quieta, risoluta,
si era insinuata in noi, un’onda pronta 
a raccogliere ogni cosa, a dissolverla, 
una mano decisa a soffocare 
qualsiasi grido di aiuto, una serena rassegnazione, 
niente ci avrebbe salvati, 
ci allontanavamo sempre più dalla terra, 
da una civile convivenza, 
ci isolavamo come arcipelaghi lontani, 
naufragando lentamente
affondavano nel silenzio, 
diventavamo gusci per paguri,
sabbia di grossi granchi, ci sfaldavamo,
inselvatichivamo, sempre più massicci, 
avvolti in un mantello
invernale ispido, folto,
di colore molto scuro.

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