spargi semi, lasci rotolare
sassi opachi e con cura prendi la misura
della distanza, con maniera siedi
sulle ginocchia per vangare applicato
in un metodo dissennato,
inconcludente, tenendo per ore le dita
piegate come un vomere sulla carta,
cercando in ogni distale un’ombra
fresca, morbida, il corpo scivoloso di un figlio,
lo strepito croccante di un germoglio
che apra la parola terra
negli umori del cielo.