a quei consacrati decumani appartengono
i tendini e con le falangi protese,
confuse al mito sommerso,
la donna chiede al mare di mutarla,
di circondarla con una bianca onda,
solo specchiandosi termina
in una sommità oscura, volubile,
che la natura di lui sa svelare.
Ora che sono brevi come una vertigine
-un limite estremo del conosciuto-
si scambiano, egli è un tempo curvo-
una memoria sensoriale del suo corpo-