se chiami e spazi mi perdo
nella galassia nana della tua voce
e mi sembra di liberare polvere
di fata da tre piccole boccette,
se penso alla tua bocca,
che un po’ si increspa un po’ si stende,
vedo il movimento delle foglie
e il filo traslucido di un baco da seta,
ma è se sfioro l’impressione del crespo
e le rotondità bianche dei frutti di gelso
che l’otto continuo della tua testa
suona come trentasei corde di liuto.