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dispersa ora che vivo gli oggetti di un uomo
venuto dal mare, mi torna un’aria fredda,
la salmastra azione del tempo su quel poco
mio e la memoria
cade come polvere sotto il burocrate
quotidiano, un’equilibrata contabilità
della morte, finanche la penombra e i modi
delle stagioni, i cieli, cambiano, muovi nella nebbia
e i palazzoni hanno troppe finestre per famiglie, occhi
che ti osservano vuoti,
gli inquilini, li incroci
alle fermate del metrò stretti nei pensieri
come nei soprabiti, segreti come cifrari,
si sta alla vita come le cose
abbandonate alle case,
si passa senza restare.

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