assiso su una sedia a rotelle, con piedi
gonfi e gambe magrissime
mascherate dallo spartito,
sorride a una romanza
e a lei, i cui arti elastici improvvisano
fini bellezze,
in brevi saltelli e piccoli sorrisi
danza nell’aria rossa
di un vestito, un papavero vispo,
una piena d’innocenza,
una goccia io, che viaggio tra loro
in un moto relativo, un fiume d’energia,
nel fresco conforto che mi traccia
il viso assegno nomenclature
di uno stesso colore,
un transito, una recondita armonia.

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