sull’asfalto dell’area
agricola riconvertita
crescono filari
di pallidi mattini,
le rogge chiare scorrono,
immutabili come il tempo
che ha visto compiere
la ferrovia e se
nel bacino della sua manodooera
la misura degli eventi fulmina,
tra il tiglio selvatico, l’olmo
l’ailanto e l’ippocastano,
tutto è uguale,
sempre accolgono le pause
del volo tra i tetti dei rondoni,
sempre, i labili gridolini dei bambini.

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