dimentica l’esuberanza con cui i pendii
si aprono a maggio, le cime sempreverdi delle querce;
allontanati dalle spine dei prugnoli,
dall’aquilegia che fa elegante
e misterioso il sottobosco,
perdi la lentezza delle tredici gocce di veleno
nei passi, i salti cristallini delle sorgenti
da cui imbarchi acque, il tempo che ti è appartenuto.

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