“Regarde attentivement car ce que tu vas voir
n’est plus ce que tu viens de voir”
Leonardo Da Vinci

Guardiamo un film in tv, uno dei pochi sopravvissuti ai canali a pagamento, è da tempo che non si accendeva la scatola, è incalcolabile la sparizione di tutti i film per mano di pochi, volgari, assassini camuffati da conduttori; evidentemente la scatola nera registra i nostri giorni, evidentemente, guardiamo un film senza pretese, di quelli che fanno un po’ ridere, un film impossibile. C’è una sorprendente fonte di felicità nell’alternanza delle immagini, da quelle con una regia fasulla [una rappresentazione della storia è già un primo indizio dei fatti] a quelle pure [i gesti semiautomatici di lei].
Si alza dalla poltrona, fruga nella madia, le mani si spostano freneticamente, i gesti si fanno silenziosi, sequenze mute di mani tra le tazze, un dejà vu di mani convulse, mani che finiscono e poi riprendono, movimenti imprecisi, come quelli di sua madre. I vecchi cercano, c’è sempre un vecchio intento a frugare nella storia e le immagini che li restituiscono interi sono pure.
Poetiche inspiegabili, nessuna regia, nessuna volontà di chiarimento, il cielo si nasconde dietro le nuvole, i vecchi frugano, le onde si ripetono, il cuore trema, il tempo si consuma lentamente come le mani scheletriche dei vecchi, i colori del sole, la memoria della spuma sulla sabbia. Si registrano fatti, senza desiderarne la ragione; poetica di dolore-amore degli occhi.

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