esiste;
in una poesia
è un dato di fatto,
tutto il taciuto trema,
ma in questa lirica
possiamo immaginare
una via di scampo,
aprire una porta invisibile
dimenticando le fini frane di parole,
gli smottamenti, fingere
un vuoto di memoria,
potrei scrivere dell’ultima perturbazione,
soffermarmi sulla friabilità
di quest’anno, sulle sue sfumature
bianche, oppure, più onestamente,
staccarmi la maschera e restare
nei quaranta giorni,
nelle tue tentazioni, parlare
di come tutto facilmente muti,
guarda per esempio i cumuli di neve
sporca ai margini delle strade,
la dissonanza
tra il crepitio dei fiocchi
e il fetido tintinnio del ghiaccio,
l’orrore della morte, l’inevitabilità del tempo
e dei sentimenti confusi nei miei occhi,
poi la triste storia della conta,
un’assenza, due, tre,
o se preferisci
una presenza provvisoria
che avvizzisce e rifiorisce
nelle stagioni.

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