speravo di stracciare la notte, di ucciderla in un secchio con le sue quattro, il buio e i miei pensieri, volevo svuotarmi. Così, ho acceso la luce e la stufa e il fornello e guardato i minuti nell’ora e l’ora nel giorno e il giorno nel mese e il mese nell’anno e gli anni nel tempo e in me, ho aperto il libro dimenticando la stufa e i minuti e la notte. Ma certe pagine dispongono ulteriore miseria su una tovaglia già logora, strisciano lungo la greca del solo bicchiere che nel romanzo è il superstite di una nobiltà decadente e nella mia vita baluardo di resistenza