Quel modo di essere luoghi

Quello che dovremmo
recuperare con cautela
è il nostro modo di essere luoghi,
di raccoglierci e languire
riflettendo l’aggressiva
decadenza delle cose,
delle case, dei muri,
il progressivo franare
dei margini delle strade,
dovremmo ammettere di contenere
la popolazione stanca di una baia,
il fastidio della sua aria salmastra,
la noia dei rami,
diversamente allungati
dalla luce
nelle ore, semplicemente,
capire di essere
la riva
dove si ripetono le acque tristi
e la terra, la solitudine
del bastione di Spa House
che resta nell’incuria e nel romanzo
di quell’uomo che amava
solo i bambini.

17 pensieri riguardo “Quel modo di essere luoghi

  1. È davvero bellissima: che sorpresa, leggerla pochi minuti fa su Facebook. Sono un ignorante e non ti conoscevo. Mi domando se l’uomo che amava i bambini sia il Sam Pollit di Christina Stead.

    Ciao, Marco

  2. La trovo bellissima. Se recuperassimo il nostro modo di essere luoghi non ci sarebbero più incuria e decadenza solo accoglienza e contenimento. Faremmo parte noi stessi della natura delle cose.

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