Lei scardina una regola mentre
lui, l’amato paesaggista,
raffigura la natura
della mano che scrive,
la disciplina imporrebbe che l’opera
fosse lasciata incompiuta, limitata
al capriccio della luce di disporsi
diversamente sulla mano di lei,
magari consegnando
al solo chiaroscuro la tensione
dei polsi, delle mani
intente a scrivere,
risparmiandole la condanna
del tratteggio degli occhi
che si cercano cadendo
nella tentazione di una poesia di soli
quattro versi,
addolcendole la perfetta prospettiva
del silenzio che si adatta
agli spazi della piazza
come l’istinto remoto
di quei baci che non cercano
parole ma indicibili stupori
nelle prime ore del mattino.

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