Dai modi trascurati di lasciarsi
cadere e sorprendere
il costone di Pogerola
all’ottusa ostinazione di disporre
sulla pittura scrostata
del campanile di San Biagio
chiarori, questo raggio,
di inesprimibile bellezza, saluta la sera.
L’imbrunire si fa strada tra gli scalini
che dal cimitero digradano nei profumi degli agrumeti fino al paese spossato
dai pomeriggi assolati d’agosto.
Sui tetti d’Amalfi i piccioni tubano
e i gabbiani planano in un assetto eterno,
lasciando incompiuta la manovra
e il primo verso della poesia
di Eliot nella mia mente
in cui la scena si accomoda da sola,
in questo paradiso provvisorio, perfino l’opera
di lenta distruzione delle cose,
delle facciate, delle piazze e delle fontane,
dei passaggi intorno al duomo, la sparizione
progressiva dei volti dei turisti e
delle loro storie,
rende dolce il dolore della
impermanenza della vita,
accettabile quel lento traguardo
cui tutti tendiamo.

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