Soffri, dici,
del mio sguardo smarrito, ribadisci,
perso nelle declinazioni della
parola ‘assenza’,
ma esprimerti il mio turbamento,
la riluttanza a scrivere,
non è che la sintesi
dell’attimo rivoluzionario di libertà
che nasce dal rifiuto
felice dell’ipotesi
di una mia voce
sulle cose che taci
e dalla venerazione privatissima
degli scintillii della collana
sul pallore del mio collo nudo,
appena ieri palpitante sotto le tue dita.