Vedi, se solo sapessi scrivere
una parola che non cada
nell’uso convenzionale
del termine ‘bellezza,

se riuscissi a racchiudervi
tutta la purezza di quegli sguardi
e la fragilità dell’andatura sbilenca
ampliandone il suono, come fa

quel varco che curva le gambe
o la piega arruffata della parrucca,
se fossi capace di includervi il pudore
e il bisogno di comprensione, la

necessità di combattere la curiosità
di chi non conosce, direi –
con amore – di un’umanità fiera e
della curva liscia del suo cranio.