Ecco, quando succedono queste cose, queste meraviglie inaspettate, io mi emoziono e tanto.
Grazie Antonella, ne sono così felice.

Il nero delle forme

la canzone del nulla

a Saint Guilhem le Désert, tra
la torre dell’abbazia e la piazza, una vetta;
sommità di solitudini
e laconico riparo dei sogni.

Calchiamo vestigia romaniche
proiettando l’ombra dei nostri corpi,
li incoraggiamo ad esistere tra le stradine
medievali e l’odore dei formaggi

nel sacchetto di carta che tieni tra le mani
-resistere nell’immagine felice di un pasto-
porti una baguette alla francese e ne ridiamo
complici e prigionieri

di un nostro tempo,
epifania
in cui vorrei
saper restare, evitando di precipitare

ancora nell’inverno,
ma a noi sono concesse solo
dolorosissime separazioni
e il ripetersi inclemente dei giorni,

l’agguato brutale dell’assenza, lunedì,
la dispersione nei sorrisi accondiscendenti del martedì,
l’affanno, e siamo solo a mercoledì,
il respiro che sa portare ogni giovedì,

e poi venerdì, sembrerebbe un indizio di felicità
che ci restituisce alla famiglia,
eppure, in sabato e domenica,
troviamo sempre la stessa condanna.

folìa

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