La felicità è una diligente
coltivazione di gesti
nella disaffezione dei giorni,
prendi, per esempio, la cura del caffè,

la lenta liturgia dei sorsi
mentre ci rinnoviamo
lo stupore del cielo,
la maniera di passarci

le tazzine nelle mani
tra l’ansia di un intervento
e un’affannosa corsa a lavoro,
il metodo delicato con cui

mi disponi baci sulle labbra
alternandoli alla voce,
dalla bocca alla carta – scalcia –
l’attesa delle parole.