Dispongono l’ovvio tra le parole,
auspicano la caduta dell’avversario,
progettano numeri e presentazioni,
poi, riposano nel lusso.

Ai margini delle loro serate,
fioccano lettere
di licenziamento, qualche riallocazione
e la nausea di una segretaria accondiscendente.

L’indomani posizionano la cravatta compiaciuti;
questo metodo ci riduce,
inietta dosi di veleno che addomesticano il disgusto,
ci consuma in una lenta rassegnazione.

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