La cenere soffoca il respiro delle ultime braci,
resta il buio delle sere
che goccia lentamente nel silenzio
e sulle regioni in apparenza piatte del mio cuore.

Gli avventati lo trovano ammalato,
malinconico per gli uomini passati,
piuttosto, si intrattiene nell’eternità delle piccole cose
animandosi di gioia.

L’opera nove numero due di Chopin suona,
il cuore tuona felice,
dimora e trema nel sorriso beato che adesso riposa,
lì dove il senso appagato di una vita si compie.

Preparo alcune gemme di tè,
raccolte in primavera restituiscono
un sapore vellutato alle parole
amalgamate ai pregiati aghi d’argento.

Le dita fredde si ricoverano su una bellissima
solitudine di fiori bianchi e rosa antico, al tepore della ceramica
contemplo l’hanami riflessa sulle acque paglierino
e il futuro che affiora in tutta la sua fragilità.

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